AMX/3 “Monza”: una storia italo-americana

Va all’asta da Gooding & Co. un raro modello americano che ha visto tra gli autori anche Giotto Bizzarrini. Delle sei vetture prodotte nel 1970 è quella utilizzata per i test di alta velocità a Monza. La Casa d’Aste ipotizza una quotazione tra 900.000 e 1,3 milioni di dollari.

L’asta di Scottsdale organizzata da Gooding & Co. i prossimi 20 e 21 gennaio 2017 aprirà alla grande l’annata 2017 delle grandi vendite all’incanto. L’evento proporrà a catalogo una nobile e preziosa selezione di supercar ad alte prestazioni degli Anni 60 e 70. Oltre a gioielli di fattura italiana sarà proposta un’auto sportiva molto rara e, per lo più, sconosciuta, degna comunque di una importante attenzione per essere stata concepita anche grazie a Giotto Bizzarrini.

Si tratta di una AMC AMX/3 del 1970, una delle sei sole vetture esistenti e alquanto particolare poiché fu utilizzata dal grande tecnico livornese (che si occupò anche dello sviluppo aerodinamico di questo modello) per alcuni test ad alta velocità sul circuito di Monza.

AMX/3: BELLA E SFORTUNATA
Sul finire degli Anni 60 il Gruppo American Motors, il colosso nato nel ’54 dalla fusione di Nash-Kelvinator Corporation, Studebaker-Packard Corporation e Hudson Motor Car Company per competere con le Big Three del mercato dell’Auto (Chrysler, Ford e General Motors), iniziò a interrogarsi sull’opportunità di mettere in produzione un’automobile sensazionale a motore centrale, una temibile avversaria per la Lamborghini Miura. Il Vice Presidente Gerry Meyers e il Direttore del Design Dick Teague desideravano portare la AMX (American Motors eXperimental) in produzione dalla primavera del’68, come avversaria all’ennesima potenza, ma più economica, della Chevrolet Corvette.

Un primo risultato fu la AMX/2, concepita da Teague e dal designer Bob Nixon, che vinsero un’ideale gara con l’Italdesign (interpellata a concretizzare una prima ipotesi per una Gran Turismo “all’europea”). La vettura fu esposta al Salone di Chicago del ’69. Direttamente da quel prototipo statico fu sviluppata la sua evoluzione, la AMX/3.

Nelle intenzioni della American Motors fu pensata subito come un’auto da mettere in produzione. A Bizzarrini (che in quel periodo aveva chiuso l’attività del suo marchio) sarebbe stato affidato sia lo sviluppo, sia la produzione. Il tecnico livornese, padre della Ferrari 250 GTO, veniva dal progetto della P538, della quale la AMX/3 avrebbe rappresentato, secondo il suo obbiettivo, la massima evoluzione. Su un telaio “semi-monoscocca” con sospensioni a doppi triangoli fu installato un classico V8 da 390 pollici cubi (6,3 litri) in posizione posteriore-centrale e in grado di sviluppare 390 Cv. La trasmissione era affidata a un cambio meccanico a 4 marce della OTO Melara.

I piani iniziali della AMC stabilirono una produzione annuale di 5.000 esemplari, obbiettivo clamorosamente ridimensionato dopo le prime valutazioni concrete sulla fattibilità del progetto: circa 20 esemplari l’anno. Ma nel marzo ’70 ecco arrivare la scure che determinò la cancellazione del progetto: l’amministrazione americana, sempre più attenta a sicurezza ed emissione, stabilì una nuova norma che imponeva l’impiego di paraurti a deformazione capaci di resistere fino a una velocità di 5 miglia orarie. In secondo luogo il target-price ottimale della AMX/3 venne stabilito in circa 12.000 dollari, più del triplo di una AMX normale e molto più elevato della De Tomaso Pantera. Il progetto, mestamente, era già arrivato al capolinea.

LA NUMERO 4
L’AMC AMX/3 con telaio WTDO 363 2/55/55, la numero quattro costruita (secondo il catalogo del Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2015, le sei AMX/3 furono assemblate a Moncalieri presso una fabbrica di proprietà della Casa Madre), è già nota per essere stata presentata all’ultimo concorso di Pebble Beach nell’estate 2016 dopo un lungo restauro. Con la vittoria nella sua classe il proprietario Jurgen Wilms, evidentemente appagato, ha deciso di metterla in vendita.

L’esemplare in asta sembra essere l’unico che, in origine, fosse contraddistinto dalla denominazione “AMX/3 by Bizzarrini” come si vede nelle foto dell’epoca. Verniciato in colore rosso, è certamente il più conosciuto poiché fu portato in pista a Monza per una serie di importanti test: aerodinamicità, stabilità e massime prestazioni.

A quella sessione, oltre a Bizzarrini, parteciparono anche alcuni tecnici della BMW. La AMX/3 evidenziò un certo alleggerimento dell’anteriore alle alte velocità, così non furono superati 230 orari. L’impressione fu del resto positiva per quanto riguardava motore e telaio (che Bizzarrini definì il più rigido che avesse mai prodotto).

Dopo il blocco del progetto la vettura, nel frattempo riportata a Livorno, fu venduta in America e qui è sempre rimasta. In tempi recenti, di fronte ai segni del tempo, l’ultimo proprietario ha deciso di procedere a un radicale restauro donandole un nuovo volto: dal “pre-serie Bizzarrini” a una configurazione il più possibile vicina a una AMX/3 di produzione: quindi definitiva, ben rifinita e con piccoli aggiornamenti stilistici.

Alvise-Marco Seno

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