In vendita una rarissima Chevrolet Corvette Scaglietti del 1959

Solo tre esemplari prodotti, ma molto tormentati. Una storia poco nota che torna di attualità grazie all’offerta in Usa di una vettura molto particolare.

Sul sito web della G&S Motors LLC di Fletcher, North Carolina, è apparso un annuncio di vendita per una Chevrolet Corvette molto speciale e, soprattutto, davvero rara: una versione con carrozzeria Scaglietti prodotta in soli tre esemplari.

Si tratta di una “strana” e, proprio per questo, straordinaria commistione tra due universi quanto mai distanti nel mondo dell’automobile: l’America, scenario privo di qualsiasi costrizione in merito alle dimensioni e alle cilindrate, nonché avvezzo a lasciare la più totale libertà creativa per quanto riguarda forme fluenti e cromature; e l’Europa, culla delle utilitarie, delle Ferrari, delle Porsche, del paradigma della sportività britannica (leggerezza innanzitutto).

La storia della Chevrolet Corvette Scaglietti iniziò nella seconda metà degli Anni 50 quando il ricco petroliere e gentleman driver Gary Laughlin rimase appiedato, durante una corsa, dalla sua Ferrari Monza, fermata dalla rottura dell’albero motore.

La conoscenza con Carroll Shelby e il tipico nazionalismo americano fecero scattare la molla: realizzare una vettura GT dalla doppia anima (vettura stradale e auto da corsa) e che abbinasse lo stile (e la leggerezza strutturale) di una carrozzeria europea con la solida meccanica della Corvette. Per la realizzazione di quest’obiettivo giocarono due fattori: Laughlin possedeva alcune concessionarie Chevrolet e, inoltre, era amico di Peter Coltrin, giornalista motoristico molto “influente” in Europa.

L’intraprendente petroliere si avvalse della consulenza di Shelby e di Jim Hall (fondatore della Chaparral) per mettere insieme l’idea: una vettura con lo stile di una Ferrari ma le prestazioni e l’affidabilità di una Corvette. Per il passo definitivo, Coltrin mise in contatto Laughlin con Sergio Scaglietti, sublime interprete del concetto di carrozzeria da competizione e massimo collaboratore di Ferrari. Con questi stabilì di impostare la carrozzeria sullo stile della Ferrari 250 Tour De France, una delle più affascinanti e vincenti del Cavallino. Lo stile riprendeva effettivamente le forme della vettura italiana anche se queste furono adattate alle maggiori dimensioni della meccanica americana. Per dare un tocco di americanità, fu montata una calandra anteriore Corvette.

Durante il ’58, con l’aiuto di Ed Cole, General Manager della Chevrolet, furono acquistati tre telai Corvette dallo stabilimento di St. Louis (uno con cambio meccanico a 4 marce, gli altri due con trasmissione automatica). Di questi, inviati in Italia, uno solo tornò in America completato. (ed è la vettura in vendita da G&S Motors LLC).

La leggenda racconta che Enzo Ferrari, particolarmente infastidito dal fatto che Scaglietti si fosse messo in affari con gli americani, fece pressioni. Il risultato fu che la Corvette Scaglietti tornò in patria nel 1960, oltre un anno e mezzo dopo l’acquisto del telaio. Si racconta che Laughlin rimase molto scontento del risultato: la vettura era arrivata dall’Italia ancora allo stadio prototipale, con finiture molto grossolane. Il colpo di grazia arrivò a non grande distanza di tempo: Carroll Shelby, che si era trasferito in Italia per seguire il progetto della Corvette Scaglietti, ricevette una telefonata da Ed Cole, che gli riferì di aver ricevuto l’ordine dai vertici della General Motors di interrompere definitivamente il progetto.

Le due vetture ancora in Italia per essere completate, furono inviate a Houston semi-smontate. Jim Hall ne acquistò una, Shelby, deluso per la chiusura dell’iniziativa, declinò l’offerta per il secondo esemplare.

Alvise-Marco Seno

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