“Playboy”? L’impero delle conigliette deve il suo nome a un’automobile

Eros e automobili; vi raccontiamo una storia che non è la solita trita e ritrita di… donne e motori. Parte da lontano, dalla scomparsa – recentissima – di un uomo che ebbe un’intuizione per certi versi geniale, un impreditore che è diventato capo di un impero editoriale molto disusso…

È stato giudicato uno dei pionieri della liberazione sessuale e colui che ha celebrato come pochi la bellezza femminile. Secondo altri invece era uno sporcaccione e un pornografo. Hugh Hefner, l’imperatore dell’eros scomparso il 27 settembre all’età di 91 anni, è stato un personaggio scomodo, discusso ma a modo suo anche un abile uomo d’affari. Legato al mondo dell’auto.

Come forse molti non sanno, il nome con cui è diventato celebre, il nome che ha accompagnato tutte le sue attività, ha una origine automobilistica. Playboy, il magazine per soli uomini fondato nel lontano 1953, è infatti un nome che Hefner ha “preso in prestito” dalla Playboy Motor Car Corporation, piccola Casa produttrice di auto nata a Buffalo, Usa, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. E fallita pochi anni dopo.

La storia racconta che nel 1953 Hugh Hefner, giovane copywriter di una agenzia di pubblicità, ebbe l’idea di lanciare una nuova rivista maschile e volesse chiamarla “Stag Party”. Peccato però che una rivista di nome “Stag” esistesse già, anche se dedicata al turismo. Fu così che l’amico e poi socio di Hefner, Eldon Sellers, la cui madre aveva lavorato alla Playboy Automobile, gli suggerì di chiamarla “Playboy”. L’idea piacque a Hefner che la fece sua. Il resto è storia nota.

Meno nota invece la storia della Playboy Automobile Company. Questa era stata fondata nel 1946 da Lou Horowitz, ex commerciante di auto usate, con l’aiuto di altri due soci Norm Richardson  e Charlie Thomas, anche loro con esperienze nel campo automobilistico. I tre unirono le loro forse e fondarono la Playboy Motor Car Corporation con Horwitz presidente, Thomas vice presidente e Richardson tesoriere.

Il 18 febbraio 1947 fu presentato il prototipo della prima Playboy,  una convertibile con motore Continental sistemato posteriormente, quattro cilindri da 20 CV, 12 valvole, sospensioni a ruote indipendenti e cambio automatico. Vettura che ebbe un successo immediato. La produzione iniziò nel maggio 1947, con il motore però montato anteriormente per ragioni pratiche.

Il successo ottenuto suggerì ai tre soci di allargare l’azienda per renderla capace di produrre 100 mila vetture all’anno, ma servivano molti soldi per questo investimento. Furono emesse delle azioni, quando un evento inaspettato cambiò improvvisamente il destino della Playboy Motor Corporation: l’indagine da parte della Securities and Exchange Commission nei confronti di un altro produttore indipendente di automobili: la Tucker Corporation.

La SEC affermò che Tucker stava tentando di vendere le proprie auto senza però avere intenzione di fabbricarle. Una truffa insomma. Tucker fu poi assolto, ma nel frattempo l’inchiesta gettò il sospetto del pubblico anche nei confronti della Playboy. Che non riuscì a raccogliere quanto necessario allo sviluppo dell’azienda.

Nel marzo 1949 Playboy lanciò un’altra offerta di azioni ma le vicende della Tucker Company continuarono a condizionare anche la Playboy. Il 15 febbraio 1950 la Playboy Motor Car Corporation fu venduta all’asta. Fino ad allora aveva costruito 97 auto.  I beni della società furono acquistati dalla Lytemobile Corporation che tentò di produrre l’auto ma anche lei senza successo.

Gilberto Milano

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