Sharing economy, arriva l’Airbnb delle classiche

Le piattaforme di condivisione toccano anche il mondo delle auto classiche offrendo diverse modalità di utilizzo e guadagno per clienti e proprietari. Ecco come funziona negli Usa il servizio Driveshare.

Affittare una Corvette in California per 225 dollari al giorno, un Volkswagen Bullit in Florida a 400 o una Porsche 911 Turbo del 1987 in Illinois per 600. Negli USA è attivo da qualche mese Driveshare, un servizio concettualmente molto simile ad Airbnb o alle altre piattaforme tipiche dell’economia della condivisione, che riguarda le auto classiche.

Nato dall’idea di una start up, si chiamava Classic & Exotics, ora ha mutato nome ma soprattutto è stato acquistato da Hagerty, la nota società specializzata nel mondo assicurativo delle auto storiche. Come vedremo più avanti non si tratta di un proprietario qualunque, e il nuovo azionista ha implicazioni dirette nel funzionamento e nelle garanzie di qualità del servizio.

Cosa si può fare con Driveshare? In primis occorre registrarsi come utente o come proprietario di auto storiche e poi usufruire della piattaforma, per noleggiare una auto storica in base a temi, luogo e costo desiderato.

Il processo di registrazione per chi vuole noleggiare prevede uno screening e alcuni paletti legati all’età e alla cauzione, che dovrebbero fare da barriera di ingresso; l’assicurazione compresa nel prezzo, che prevede anche il risarcimento totale del valore del veicolo con la qualità tipica di Hagerty e il servizio 24 ore su 24 di assistenza e recupero dell’auto in caso di panne definitivo, con una commissione del 35% che rimane alla piattaforma sul costo del noleggio. Anche la copertura e il rimborso di eventuali multe, agevolando il proprietario e togliendo ansie e preoccupazioni, sembra andare in questa direzione.

Tutto tranquillo quindi? In fondo chi non può apprezzare la possibilità di prenotare online un’auto storica per i giorni necessari all’utilizzo, magari per una fuga romantica piuttosto che per un regalo di compleanno senza sopportarne i costi tutto l’anno? O, al contrario, per chi ne possiede una, perché non valutare offerte di noleggio monetizzandone la proprietà quando non la si utilizza?

In realtà occorre capire cosa accadrà. Se i vantaggi sono evidenti a tutti, più sfaccettate sono le ragioni e le motivazioni che potranno portare al successo o insuccesso, magari parziale, di questa tipologia di servizio in un settore come quello delle storiche. I dubbi che vengono in mente sono principalmente legati alla natura del bene: chi possiede un veicolo storico o anche una collezione ha un rapporto quasi viscerale con il proprio mezzo.

Chi non conosce qualche amico che nonostante sodalizi trentennali non cederebbe il volante della propria auto, neppure sotto tortura, alla moglie piuttosto che al parente o all’amico? Lasciarlo in mano a “sconosciuti” ancorché qualificati dalla piattaforma sarà una bella sfida.

Altro possibile contro è legato alla svalutazione del veicolo legata al chilometraggio aggiuntivo, irrisorio se si tratta di un week end, ma considerevole dopo mesi di onorato servizio. In un’epoca in cui il valore delle storiche è legato anche alla “freschezza” del modello varrà davvero la pena affittare la propria storica seppure per centinaia di dollari al giorno, o anche di più, a seconda del modello? Su quest’ultimo dubbio sarebbero necessari complessi algoritmi finanziari ma soprattutto dipende dal tipo di auto e dal suo valore nel tempo, fattore non sempre facilmente prevedibile.

Per rassicurare il prestatore di auto classiche entra in gioco invece il nome di Hagerty, in bella evidenza anche sulla Home page del sito che non a caso ha acquisito la piattaforma cambiandone il nome e soprattutto aggiungendoci un pacchetto assicurativo e di assistenza molto tranquillizzante.

Che questo sia il vero punto critico in fondo lo si capisce anche scorrendo i termini e dettagli del servizio: richiesta di caparra superiore ai 500 dollari; età superiore ai 30 anni per accedere al servizio in modo da evitare piedi ruvidi e alle prime armi; screening preventivo della storia del richiedente (immaginiamo con controlli su incidenti o sanzioni visto che sono necessarie 72 ore prima di avere l’ok a noleggiare in occasione della prima registrazione), sono tutti messaggi diretti a tranquillizzare i proprietari. Come anche la possibilità, per chi affitta la propria classica, di non accettare le richieste di noleggio che dovessero prevenire senza bisogno di dare spiegazioni di alcun tipo. Nessun obbligo e massima libertà.

Ma oltre i “contro” ci sono i “pro” e non sembrano pochi, soprattutto in prospettiva. E qui entrano in gioco approcci generazionali e di abitudini al consumo: non è più un segreto per nessuno che i Millenial, ovvero i ragazzi nati a cavallo del nuovo secolo, preferiscano vivere esperienze piuttosto che possedere. E questo servizio sembra pensato in primis per loro, oltre che per appassionati magari più attempati che vogliono togliersi lo sfizio di provare a fare un giro sulla classica che non si sono potuti permettere o hanno venduto tanto tempo fa.

E poi ci sono scenari ai quali si continua a non pensare ma che prima o poi si presenteranno: nell’arco di poco tempo ci saranno enormi masse di auto storiche lasciate dai baby boomers che probabilmente saranno ereditate dai figli che, se non appassionati, dovranno o potranno decidere di vendere o altrimenti “mettere a reddito”.

Anche i grossi commercianti con in casa molte auto storiche forse potrebbero approfittare del servizio per monetizzare in attesa di vendere. E non ultimo lo stile di vita contemporaneo, fatto di vacanze all’estero, piuttosto che periodi di lavoro lontani da casa, potrebbero portare a molte richieste di noleggi di questo tipo, agevolando anche quelli veloci  e d’impulso. O per eventi aziendali.

Ecco perché sarà interessante vedere nel tempo l‘evolversi del servizio e anche delle auto disponibili sulla piattaforma. Che, a giudicare da questi primi mesi, spazia dalla Camaro economica alla Bentley passando pure per youngtimer o auto giapponesi ricercate dagli appassionati come la Datsun 240Z. Dopo essersi annotati il nome di Driveshare per la prossima vacanza negli States rimane solo un ultimo quesito, chi sarà il primo in Europa a proporre un’idea simile?

Luca Pezzoni

partecipa alla conversazione

Sharing economy, arriva l’Airbnb delle classiche

1 DI 6