Sembra ieri e son passati trent’anni da quel Gran Premio di Spagna del giugno 1996 al Montmelò. C’è elettricità nell’aria, in quella primavera, tra i ferraristi e nel Circus. Le pole position consecutive ottenute da Michael Schumacher con la Ferrari nei Gran Premi precedenti, a Imola e Montecarlo, hanno certificato che la F310 non è poi tanto male. E soprattutto che il “Kaiser” è in formissima, già ben ambientato a Maranello. Da quanto tempo non si vedeva uno così forte su una Rossa. L’ultimo: Alain Prost. Dài, che si può sperare almeno in una vittoria.
L’occasione sfumata
Peccato quella uscita di pista al Portier, nel Principato: il 19 maggio sembrava tutto apparecchiato. Una pole stellare, Damon Hill e la Williams annichiliti il sabato dalla danza della Ferrari tra le Piscine e la Rascasse. La domenica c’era pure la pioggia: acqua amica per un campionissimo come Schumi. Marciapiedi, tombini, guardrail resi scivolosi. Roba da funamboli. Invece no. Uno dei pochissimi errori di una carriera, forse un momento di deconcentrazione. Che delusione. Cocente. Un’occasione come quella chissà quando ricapita.
Ferrari in seconda fila
Di certo non al Gran Premio di Spagna, dove il pronostico è a senso unico: Williams. Troppo superiore la FW18 progettata da Adrian Newey, specie su quel circuito alle porte di Barcellona che tutti i team conoscono benissimo per i ripetuti test invernali. Curvoni da quarta, quinta, sesta. L’aerodinamica conta come se fossero aeroplani anziché automobili. È la pista della Williams, la monoposto più bilanciata. C’è solo da vedere la battaglia tra compagni di scuderia: Jacques Villeneuve, giovane arrembante e senza timori reverenziali nei confronti della Storia, nemmeno la sua, e Damon Hill, il figlio di Graham due volte campione del mondo.
Williams favorita
Sabato 1° giugno, Barcellona: sole e brezza dal Mediterraneo. C’è quella luce piena e brillante della stagione che non è più primavera e non è ancora estate. C’è voglia di fiesta: tapas e sangria. Ore 15, box Williams; la bandiera a scacchi si è appena abbassata sulla pole position di un Damon Hill in palla. Il suo tempo: 1’20”650, a 211 km/h di media. Jacques Villeneuve secondo, a oltre 4 decimi. Il “manico” di Schumi ha portato una Ferrari in seconda fila. Ma a quasi un secondo da Hill: 1’21”587. Poi le Benetton di Alesi e Berger e l’altra Ferrari di Irvine, quasi 1,7” da Hill.
Il diluvio cambia tutto
Domenica 2 giugno: dov’è finita la Barcellona di ieri? Qualcuno è sgomento, forse sta ancora sognando: cielo plumbeo, pioggia, freddo. Il cielo è grigio e sembra di poterlo toccare solo alzando la mano. Nuvole scure, basse, minacciose. Dell’allegria del giorno prima nemmeno l’ombra. Tra i ferraristi, però, si riaccende l’elettricità: se viene giù tutta l’acqua che c’è in cielo, forse ci divertiamo… Nemmeno il tempo di fare colazione, e già piove forte. Warm-up sotto la pioggia battente: Hill va in testacoda, Frentzen va in aquaplaning in rettilineo e disintegra la sua Sauber contro il muretto dei box. Bandiera rossa. La situazione sembra ingestibile. Ma poi smette di piovere.
La gara perfetta di Schumi
Griglia di partenza: qualcuno chiede a Todt se è stato risolto il problema alla frizione sulle F310, che nelle gare precedenti ha causato patemi in partenza. Lapidaria la risposta del condottiero francese: “Vedremo”. Pioviggina di nuovo, è ora del giro di ricognizione. Via. Hill parte malissimo, Schumi pure. La Ferrari sembra stallare, poi fa un sobbalzo e si avvia. Il tedesco è settimo, in una galleria di acqua. Ma alla fine del primo giro ha già superato Barrichello. Irvine va fuori pista: ritirato. Secondo giro: Schumi è quinto dietro a Villeneuve, Alesi, Hill, Berger. Il figlio di Graham però è in crisi. Quarto giro: la Ferrari numero 1 è quarta; un giro ancora ed è sul podio virtuale. Sette giri, e la Rossa è davanti a tutti. Hill è uscito di pista e si è ritirato. Con buona visibilità, Schumi strappa; al giro 14 fa segnare il record della gara: 1’45”517. Il ritmo degli altri, se va bene, è 1’48 alto. La pista è allagata, piove a dirotto. I piloti gestiscono, lavorano, sudano per mantenere la monoposto sull’asfalto. Il Kaiser sembra a una gara di motonautica: sicuro, veloce, senza sbavature. Il suo ritmo è di uno-due secondi a giro più rapido di tutti. È uno splendido assolo. La gara termina allo scadere delle due ore. Michael Schumacher rallenta negli ultimi giri fino a permettere alla Benetton di Jean Alesi di riavvicinarsi a 40”; Villeneuve è poco dietro. Tutti gli altri doppiati. Per Schumi è la ventesima vittoria in carriera, la prima di 72 con la Ferrari. A Maranello le campane suonano di nuovo a festa, i tifosi sono in delirio. Anche i meno convinti hanno capito chi è il nuovo pilota del Cavallino.
