Immaginate cosa possa significare essere il team ufficiale Porsche, sbarcato a Le Mans in pompa magna, con due vetture nuove di zecca, progettate non per vincere, ma per stravincere, e trovarsi in mezzo ai piedi una barchetta che fino a pochi mesi prima era parcheggiata in magazzino, considerata una macchina senza più nulla da dare. Una vettura che si prende la pole position e che, gestita da un team privato, si mette dietro tutti per la più incredibile e impronosticabile vittoria.
Nata in Inghilterra
La storia della Porsche WSC-95 - per gli amici, sicuramente non quelli di Stoccarda, TWR-Joest - sembra scritta da uno sceneggiatore particolarmente ispirato. Altro che “Drive to survive” o Brad Pitt che battaglia con Hamilton e Verstappen, qui i colpi di scena sono clamorosi, la suspense è alle stelle e i retroscena sono degni di una spy story. Facciamo un salto indietro ai tempi delle “Gruppo C”, più precisamente nel 1991, quando la Jaguar XJR-14 progettata, tra gli altri, da Rory Byrne - con Ross Brawn come capo progetto - oltre a sfoggiare un’aerodinamica sofisticata, un gran telaio e una linea affascinante, si aggiudica il Campionato Mondiale Prototipi. Purtroppo, la sua carriera è brevissima, perché la Jaguar si ritira e cede i telai alla Mazda, che, dopo la vittoria a Le Mans con il motore Wankel, non può più utilizzare la 787B. Un solo anno e i telai prendono la via degli USA dove Jaguar, sempre tramite la TWR, ci corre nel campionato IMSA.
L’alleanza TWR - Porsche
Sì, ma la Porsche dov’è? Nel 1993 cambiano le regole negli USA e i telai della XJR-14 finiscono a prendere la polvere nell’officina di Valparaiso, in Indiana, ma cambiano anche le regole del FIA Sports Car Championship, che introduce la categoria GT1. La mossa ingolosisce la Porsche che, in quattro e quattr’otto, appronta la Dauer-962 GT1 basata sull’assurda 962 stradale del costruttore tedesco. Ci vince Le Mans nel 1994, ma la FIA non apprezza l’escamotage e per l’edizione successiva a Stoccarda sanno che dovranno inventarsi qualcosa di nuovo. La spinta arriva però dagli Stati Uniti, dove Tony Dowe, responsabile della filiale americana della TWR, deve trovare un progetto con cui correre o l’alternativa è chiudere bottega. Alla Porsche non sono messi meglio perché non hanno un telaio degno di questo nome, ma hanno motori compatibili con i regolamenti IMSA, fatto sta che nasce un’idea tanto pazza quanto razionalmente ineccepibile, che avrebbe permesso di correre sia negli USA che a Le Mans.
Abbandonate in magazzino
Convincere i vertici della Porsche - che avevano passato quasi 10 anni a combattere strenuamente con la Jaguar nel Gruppo C - a montare i loro motori sui telai Jaguar con il tetto segato, fu un'impresa ardua, ma alla fine il progetto prese il via, con la vettura che avrebbe preso il nome di TWR-Porsche WSC-95. Adattare il 6 cilindri biturbo di 3.0 litri della 956 si rivelò più difficile del previsto, così come trasformare un’auto pensata per l’effetto suolo in una barchetta a fondo piatto, ma a gennaio 1995 l’auto è pronta per essere schierata a Daytona. Nei test di inizio stagione si becca 3 secondi al giro dalla Ferrari 333 SP, ma il peggio deve ancora arrivare, sotto forma di un improvviso voltafaccia regolamentare sulle vetture turbo che non viene preso per niente bene a Stoccarda. Programma IMSA abbandonato e le due WSC-95 in un angolo del magazzino in Germania.
La scommessa di Joest
Il bello arriva adesso: mentre tutti gli ingegneri Porsche sono concentrati sul progetto 911 GT1 con l’obiettivo di vincere a Le Mans nel 1996, si presenta Reinhold Joest, titolare dell’omonima e plurivittoriosa scuderia, che si dichiara disposto ad accollarsi le due WSC-95. Non deve evidentemente fare molta fatica a convincerli, nonostante gli ingegneri Porsche abbiano fatto qualche simulazione di gara dove le due barchette risultano più competitive della “predestinata”. Insomma, forse scaramanticamente, Porsche concede l’utilizzo della galleria del vento per i necessari affinamenti aerodinamici e si danno tutti appuntamento a giugno al Circuit de la Sarthe.
Il trionfo a sorpresa
Quando il tabellone dei tempi delle qualifiche vede svettare - con 3:46:682 - la TWR-Joest di Alboreto-Martini-Theys, a Stoccarda qualcuno inizia a picchiettare nervosamente le dita sulle gomme delle 911 GT1 che occupano il quarto e il quinto posto, tanto più che la seconda delle barchette private occupa la sesta posizione a soli due decimi di distacco. Gli incubi peggiori del team ufficiale Porsche si materializzano al sesto giro, quando le due GT1, involatesi al via, vengono riprese dalle TWR-Joest, che iniziano a tenere un ritmo insostenibile e ad allungare, confortevolmente ai primi due posti. La girandola delle fermate ai box offre brevi illusioni alle GT1, rafforzate dall’uscita di pista di Martini e un problema alla centralina di Theys, con la vettura che singhiozza e alla fine alza bandiera bianca per la rottura dell’albero di trasmissione. Nessun problema invece per la vettura #8 di Jones/Reuter/Wurz che taglia il traguardo per prima, davanti alla GT1 di Boutsen-Stuck-Wollek e alla gemella guidata da Dalmas-Goodyear-Wendlinger. Sul podio, i sorrisi di circostanza fanno capire che essere sconfitti da un team privato non era assolutamente nei piani e in quel momento nessuno poteva immaginare che la cosa si sarebbe ripetuta anche l’anno successivo, grazie ad Alboreto-Johansson-Kristensen, con la prima delle 911 addirittura quinta. Un altro simbolico momento Davide contro Golia, per scrivere un’ulteriore emozionante pagina di automobilismo sportivo, il genere di cui noi appassionati andiamo pazzi.
