Auto
13 July 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Alfa Romeo Giulietta, la bella signorina

Per la serie "65 anni e non sentirli", l’Alfa Romeo Giulietta Spider presentata nel 1955: una delle icone indiscusse della Dolce Vita. Realizzata dalla Pininfarina, venne proposta dall’importatore di auto europee in America, Max Hoffman.

Max Hoffman è la mente che si cela dietro la creazione di alcune sportive classiche, le più ammirate e iconiche di sempre e tra queste c’è anche l’Alfa Romeo Giulietta Spider. Con l’avvento del nazismo, l'austriaco Max Edwin Hoffman emigrò negli Stati Uniti, ex pilota di auto da corsa diventò il principale importatore di auto europee in America. Grande conoscitore del mercato collaborava direttamente con le case costruttrici: spesso era lui a suggerire lo sviluppo di modelli inediti e particolari, divenuti vere e proprie pietre miliari della storia dell’automobile.

Arriva la Spider! L’idea delle “convertibili” era un pensiero ricorrente per Hoffman, in quanto sapeva che la Costa Ovest con il suo clima mite e la presenza di Hollywood era terreno fertile per auto “ludiche” e dalle linee accattivanti di quel tipo. L’Alfa Romeo Giulietta Spider sarebbe stata perfetta per la clientela californiana: tra suggestioni hollywoodiane ed edonismo, la Giulietta Spider avrebbe incontrato subito il favore di una parterre di automobilisti facoltosi sensibili al bel vivere e allo stile italiano. Nel 1954 Alfa Romeo aveva presentato la Giulietta Sprint, una coupé dalle linee sensuali firmata Bertone; il modello piacque molto anche a Max Hoffman, che contattò i vertici Alfa Romeo dicendosi disposto ad acquistare diverse centinaia di esemplari a scatola chiusa, certo dell’ottimo risultato a prescindere.

La Bella Signorina. Hoffman convinse Francesco Quaroni e Rudolf Hruska a dare il via al progetto dell'Alfa Romeo Giulietta Spider: per lo sviluppo dello stile vennero chiamati due “giganti” del design automobilistico, Bertone e Pinin Farina. Bertone presentò una proposta più estrema, derivata dal prototipo “2000 Sportiva” disegnata da Franco Scaglione: una spider dal frontale appuntito, con i fari carenati e un accenno di pinne posteriori. La proposta di Pinin Farina, ad opera di Franco Martinengo era più equilibrata e ne sottolineava il lato più elegante. La “bella signorina”, come la definì Battista Pinin Farina, coniugava come da tradizione essenzialità e ricercatezza: il parabrezza era di tipo panoramico, con i vetri laterali scorrevoli e all’interno della portiera, priva di rivestimenti non c’era la maniglia, ma una cordicella per l’apertura. La strumentazione era interamente compresa in tre strumenti circolari che caratterizzavano una plancia in metallo. Il volante era di tipo sportivo a tre razze. Uno dei prototipi Pininfarina è conservato al Museo Storico Alfa Romeo di Arese (Mi), un altro esemplare preserie appartiene invece alla Collezione Lopresto, che include anche la Giulietta Spider di Bertone.

Gli adattamenti per la produzione. La prima serie delle Alfa Romeo Giulietta Spider di produzione venne commercializzata con alcune modifiche rispetto alle proposte di stile e i modelli preserie: i rostri ogivali sui paraurti vennero rivisti, il parabrezza modificato, così come erano previsti vetri discendenti in luogo di quelli a scorrimento, portiere con rivestimento interno, plancia con la parte superiore nera e il volante a due razze con ghiera del clacson. Sul fronte tecnico non ci furono variazioni: la Giulietta Spider di produzione mantenne un’impostazione di guida sportiva, esaltata da prestazioni estremamente brillanti. La Spider adottava il motore della Giulietta berlina, il quattro cilindri in linea di 1.290 cm³ da 65 cavalli, che garantivano una velocità massima di 155 km/h. La potenza della Giulietta crebbe nelle varie evoluzioni, a partire dalla Spider Veloce del 1958 accreditata di 80 CV. La versione Veloce poteva contare su due carburatori Weber 40 DCOE3 a doppio corpo e un rapporto di compressione aumentato da 8,5:1 a 9,1:1; ciò le permetteva di toccare i 180 km/h, un valore notevole per l’epoca a maggior ragione considerando una cilindrata contenuta

Giulia e Giulietta. Nel 1959, la seconda serie dell’Alfa Romeo Giulietta Spider introduceva diverse novità: a partire da un pianale più lungo (50 mm), nuovi catarifrangenti tondi posti sotto la fanaleria posteriore e indicatori di direzione laterali, in osservanza del nuovo Codice della Strada. Il sedile passeggero divenne regolabile come quello del conducente e il vano porta oggetti venne dotato dello sportello. A richiesta la Giulietta Spider poteva montare dei fari fendinebbia “Lucas” che venivano montati in luogo dei rostri dei paraurti anteriori. Nel 1961, la terza serie dell’Alfa Romeo Giulietta vide nuove migliorie: fanaleria posteriore di maggiori dimensioni, plancia imbottita, retrovisore con scatto antiabbagliante e l’introduzione dell’accendisigari con portacenere. L'anno successivo la "Giulietta Spider" venne proposta con il motore da 1.570 cm³ della nuova berlina Giulia e pertanto la denominazione del modello cambiò in "Giulia Spider". Le Giulietta e Giulia Spider erano identiche nella base meccanica e nella carrozzeria, l’unica differenza che consentiva di distinguerle era la finta presa d'aria sul cofano motore, necessaria via dell'ingombro verticale del nuovo propulsore. Lo sviluppo di questo modello toccò il suo apice con Giulia Spider 1600 Veloce, dotata di un motore potenziato da 112 CV.


L’auto della Dolce Vita.
Sensuale, giovanile, brillante, la Giulietta Spider era un’autentica diva delle automobili: infatti piacque anche grazie al cinema. Fellini la scelse tra le vetture de “La Dolce Vita”, massima espressione dell’italianità post bellica e anche Antonioni la volle in “L’eclisse”, guidata in questo caso da Alain Delon. La Giulietta Spider diventò uno status symbol, era desiderata da tutti: famosi e non. Se negli anni 50 e 60 la Giulietta era una vettura ambita, al giorno d’oggi è divenuta un’icona senza tempo che regala a chi la guida e a chi la guarda uno sprazzo dell’atmosfera magica e irripetibile degli anni della Dolce Vita.

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