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18 September 2019 | di Leonardo Olivari

Alfa Romeo, l’Alfetta si spoglia al museo

A margine di “cofani aperti”, il tradizionale appuntamento con i motori delle auto della collezione, lo scorso weekend al Museo Alfa Romeo si è svolto un incontro di approfondimento sulla meccanica transaxle dell’Alfetta

Sotto il cofano di ogni Alfa Romeo, si sa, si nasconde un piccolo gioiello. Sia esso il quattro cilindri boxer dell’Alfasud, l’otto cilindri della 33 delle show car o il dodici delle 33 TT e SC. Poter vedere tanti motori Alfa, e tutti insieme, per giunta al Museo di Arese, è una occasione unica sia per gli appassionati sia per i curiosi, grandi e piccini. E infatti c’è stata grande affluenza di pubblico nel weekend del 14 e 15 settembre scorsi al Museo Storico Alfa Romeo di Arese, che in occasione dell’appuntamento annuale “cofani aperti” ha permesso ai visitatori di ammirare da molto, molto vicino la meccanica delle auto della collezione.

Un evento nell’evento. La concomitanza di “cofani aperti” con il backstage dedicato allo schema transaxle dell’Alfetta ha attirato ancora più visitatori. Dalle segrete del museo, per l’occasione è riemerso lo spaccato che l’Alfa Romeo realizzò per la presentazione della vettura. Esposto accanto all’Alfetta nella sezione Timeline del museo, quel sapiente insieme d’ingranaggi ha riportato i presenti all’alba degli anni Settanta, quando le prime uscite della nuova nata sotto il segno del Biscione erano accompagnate proprio da quella meccanica nuda così raffinata.

Sui banchi di scuola guida. I meno giovani ricorderanno senz’altro questo tipo di strumento, presenza fissa nelle autoscuole per illustrare agli allievi il funzionamento di tutti gli organi meccanici di un’automobile. Quelli delle scuola guida, tuttavia, erano quasi sempre realizzati in maniera approssimativa, e quasi mai replicavano con esattezza la reale disposizione (e il reale funzionamento) dei componenti.

È tutto al suo posto. Lo spaccato del Museo di Arese, commissionato proprio al Centro Europeo Attrezzature Didattiche Autoscuole di Solaro (MI), è invece costituito da un vero telaio nudo dell’Alfetta. Privo di numerazione, è stato prelevato dalla catena di montaggio e verniciato in grigio verde direttamente sul metallo. Metà del pavimento centrale è stata rimossa, e così tutto il piano della bagagliera e un quarto della paratia parafiamma e del vano motore. È invece al suo posto praticamente tutta la meccanica fondamentale (motore, cambio, sospensioni), così come la plancia.

Eppur si muove! Anche queste parti appaiono sezionate, con la possibilità di guardare dentro gli organi meccanici, che possono muoversi in virtù del collegamento del volano motore a un motore elettrico: una simulazione che mostra il funzionamento degli ingranaggi durante la marcia della vettura.

Come funziona? Nella progettazione dell’Alfetta, grande attenzione fu riposta alla sospensione posteriore. L’innovativo schema transaxle, fortemente voluto da Giuseppe Busso, è indiscutibilmente il punto di forza della vettura. La perfetta distribuzione di pesi fra avantreno e retrotreno, ottenuta con lo spostamento del gruppo frizione/cambio/differenziale sull’assale posteriore, conferisce all’Alfetta una tenuta di strada eccezionale anche sui fondi a scarsa aderenza. In più, il ponte De Dion e il parallelogramma di Watt consentivano all’auto di mantenere le ruote in posizione sempre perpendicolare rispetto al terreno. Il funzionamento del meccanismo è stato illustrato ai visitatori in diretta: due ruote eccentriche, montate quasi a scomparsa in corrispondenza della base dello spaccato, venivano azionate dal movimento della meccanica, mostrando così il lavoro della sospensione.

Il pelo nell’uovo. Il dimostratore fu utilizzato ancora qualche anno dopo il lancio dell’Alfetta, tanto che appare – per esempio – nel filmato pubblicitario “Una macchina come dico io” in cui il campione di Formula 1 Niki Lauda guida una Giulietta con la stessa meccanica. All’occhio dell’appassionato più esperto non sono sfuggiti alcune licenze all’originalità, come l’asta del rinvio carburatori della serie Giulia - diversa da quella montata sulle Alfetta di regolare produzione - e soprattutto la presenza del leveraggio e comando di tipo isostatico, una modifica apportata soltanto molti anni dopo sull’Alfa 90 per cercare di migliorare la manovrabilità del cambio, notoriamente uno dei (pochi) punti deboli del transaxle.

I prossimi appuntamenti al museo. A ottobre due appuntamenti per il backstage: il 6 verrà recuperata la giornata del 19 maggio sui i trofei firmati da grandi artisti che l’Alfa Romeo donava ai suoi piloti, mentre il 20, come da calendario, i riflettori si accenderanno sulle produzioni alternative dell’Alfa Romeo, fra cui la famosa cucina del primo dopoguerra. Gli eventi backstage continueranno anche nel 2020, con altri dodici interessanti appuntamenti il cui calendario è stato presentato sul sito del museo lo scorso fine settimana.

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