Auto
19 giugno 2018 | di Luca Pezzoni

La storia della livrea rosa della Porsche (con la quale finalmente ha vinto)

Porsche vince a LeMans portando in gara la 911 con livrea Pink Pig. E questa volta la carrozzeria rosata e tagliata come un maialino, proprio come nel 1971, ha trionfato anche in pista.

Nell'anno di grazia 2018 una Porsche 911 RSR numero92 guidata daMichael Christensen, Kevin Estre e Laurens Vanthoor, tutta rosa come un maialino, arriva prima sotto la bandiera ascacchi di Le Mans nella categoriaGTE PRO, ma non è solo una vittoria sportiva: è un esempio di quando grafica, creatività e marketing moltiplicano l'effetto comunicativo di un trionfo in pista. Del resto, non è una novità, ci sono livree che legano sponsor, colori e marchi automobilistici in modo indelebile.Basti pensare aRothmans e Martini e i trionfi proprio della Porsche nei prototipi a ruote coperte; Marlboro e McLaren nell'epopea Lauda, Senna eProstin Formula 1 o la Lancia Stratos Alitalia solo per fare alcuni esempi.
Oggi vincente. Poi ci sono livree estemporanee, figlie di una occasione particolare, magari di una intuizione, che poi per una serie di combinazioni entrano nelle memorie indelebili della storia automobilistica. È il caso della PorschePink Pig o "cacciatore di tartufi"e ne parliamo perché, a seguito di una abile operazione di marketing, ma anche di una indiscutibile vittoria in pista targata 2018, il cerchio si è finalmente chiuso: la Pink Pig postmoderna ha trionfato in gara rendendo felici appassionati e nostalgici come invece non era riuscita a fare la 917-20 originalenel 1971, quando era uscita di pista dopo circa 12 ore a seguito di un incidente.
Porsche 917 Pink Pig
Spirito... tedesco. La leggenda originale narra che la colorazione da maialino con indicate le varie e prelibatesezioni e tagli pregiati, dalla costoletta in poi proprio come da un macellaio, furono un ripiego quando un famoso sponsor rifiutò di mettere le proprie insegne sull'auto viste le forme aerodinamiche pensate per raggiungere alte punte velocistiche efficaci, ma non esattamente proporzionate. Si tratterebbe di un curioso caso di humorbritish prestato ai di solito seriosi teutonici.
Piacque subito. Altri tempi e altre storie, oggi con la rigida programmazione economica, diritti televisivi e pianificazioni strategiche pensate al millimetro non sarebbe neppure pensabile. Eppure, la grafica rosata spiritosa e pensata per accompagnare proprio le forme extralarge "bucarono" l'immaginario in un amen, vuoi per l'ironia e vuoi per la perfetta "aderenza" alle linee stravaganti dell'auto, bassa, larga e con le codine che rendevano immediatoil richiamo a un maialino. Oggi, a distanza di quasi cinquant'anni la Pink Pig è a buon diritto nell'olimpo delle auto con coloriindimenticabili, guarda caso tutte di quell'epoca d'oro tra anni '70 e '80, vedi ad esempio le BMW "ricambi originali" con in trasparenza i pezzi disegnati o le colorazioni Basf con i disegni optical.
Porsche 911 Pink Pig
Un omaggio alla tradizione. Porsche è stata quindi coraggiosa e strategica nel pensare questa operazione di marketing per l'edizione 2018, aggiungendo oltre a otto auto con colorazioni contemporanee, altre due riedizioni che omaggiavano in un caso, tradizionalmente,i colori Rothmans che hanno trionfato sia in pista che alla Parigi-Dakar, e proprio la "Pink Pig" che rimaneva fino a questa edizione di Le Mans una "one-off" non vincente. Una strizzatina d'occhio alle memorie dei cultori del marchio e forse anche un omaggio neppure troppo nascosto al "settantesimo" della casa di Stoccarda, che cade proprio quest'anno.
Un posto nella storia. Quello che non era facilmente programmabile era la vittoria, che invece è puntualmente arrivata per la Porsche rosa, quasi a parziale risarcimento della sfortuna che mise fuori l'antenata, che pure era molto veloce, avendo all'epoca fatto segnare i migliori tempi nelle prequalifiche. Per la cronaca la 917 è stata restaurata e insieme ad altrevetture da corsa di Stoccardacome la 935/78 "Moby Dick" ha il suo posto nella hall of fame delle indimenticabili e nel Museo Porsche. Se si vuole avere una ulteriore conferma della popolarità del modello e della grafica quando ancora vegetariani e vegani erano argomenti fuori modabasta scorrere online le offerte dei modellini in scala.

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