Auto
21 giugno 2018 | di Alvise-Marco Seno

Mazda RX-7, la sportiva col rotativo spegne 40 candeline

Il 1978 fu un anno fondamentale per Mazda: la nuova RX-7 avrebbe dato un impulso importante alla crescita della Casa di Hiroshima come costruttore di auto sportive, in un contesto non semplice per tutto l’automobilismo mondiale.

Gli effetti della crisi. Gli anni Settanta misero tutti i costruttori di fronte alle conseguenze della crisi petrolifera e del rialzo dei prezzi dei carburanti. La situazione cambiò la filosofia della clientela automobilistica, progressivamente sempre meno avvezza all’acquisto di automobili a elevate prestazioni e dotate di generosi motori plurifrazionati.

Esigenze nuove. Con l’affermazione di una nuova filosofia nell’utilizzo dell’automobile, maggiormente orientato a una maggiore economicità, si imponeva un cambio di rotta anche nella progettazione automobilistica, con l’obbiettivo di produrre modelli sempre più efficienti per contrastare, del resto, il forte aumento del traffico nei grandi centri urbani di tutto il mondo.

La risposta della Mazda. La Casa di Hiroshima , che già aveva esordito nella nicchia delle sportive nel 1967 con la Cosmo, la prima auto giapponese dotata di motore rotativo, rispose a questo nuovo scenario con la RX-7, entrata in produzione nel 1978 e dotata di un motore con tecnologia “a lobi” da 1 litro di cilindrata da circa 110 Cv , posizionato anteriormente ma installato con un layout particolarmente arretrato che abbassava il baricentro e permetteva un equilibrio dei pesi decisamente favorevole. Introdotta sul mercato giapponese nel marzo 1978, la prima serie fu denominata FB e prodotta in oltre 470.000 unità fino al 1985, anno in cui fu introdotta la seconda generazione, la FC, dotata di motore turbo.

La youngtimer. Nel 1992 fu la volta della terza generazione, la “FD”, dotata di un’fascino retrò grazie a forme particolarmente sinuose e un notevole fascino complice il momento favorevole per le “instant classic” già da collezione nonostante la normale presenza in listino (oltre a lei gli appassionati e gli estimatori di sportive giapponesi sognavano la Nissan 300 ZX, la Toyota Supra e la Mitsubishi 3000 GT): la piccola unità motrice di soli 1,3 litri ma equipaggiato con due turbocompressori, forniva ben 265 cavalli e la poteva spingere fino a 250 km/h). Questo modello è stato prodotto fino al 2002, anno in cuil’RX-7 ha cessato la produzione (ma nel 2003 è iniziata l’epopea della sua erede, la RX-8).

I successi in pista. La RX-7 a voluto lasciare il segno anche nelle corse: ha vinto la 24 Ore di Spa nel 1981 (Tom Walkinshaw e Pierre Dieudonné), due titoli britannici nel campionato Turismo e ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans, oltre ad aver preso parte anche all’avventura dei rally Gruppo B.

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