Mercedes-Benz SL: due lettere, una leggenda - Ruoteclassiche
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03 November 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Mercedes-Benz SL: due lettere, una leggenda

Da quasi 70 anni, “SL” identifica la sigla più evocativa nella gamma Mercedes-Benz: una dinastia di roadster di lusso in cui l’innovazione tecnica, mutuata da un glorioso passato sportivo, si fonde con lo stile e l’inconfondibile eleganza della Stella a tre punte. Insieme, ripercorriamo l’evoluzione di questi modelli leggendari.

In principio fu “Sport Leicht” (Sportiva Leggera, in tedesco) ma, generazione dopo generazione la grand tourer della Casa di Stoccarda ha virato con decisione verso il comfort e le andature rilassate, configurandosi come il veicolo ideale per sfilare tra le vie eleganti delle località più mondane. Dopo la prima e dirompente W198, con le portiere ad Ali di Gabbiano, la Mercedes-Benz SL ha accantonato lo stile flamboyant in favore di linee più tese e formali: emblema di un élite che, pur dedita allo svago, non necessitava di ricorrere all’ostentazione per enunciare il proprio status.
E, sfuggente alle considerazioni languide e morbose, la Mercedes-Benz SL plana da decenni in una dimensione a sé, con il suo bagaglio di misurata signorilità. Oggi i tempi e i modi sono cambiati ma, giunta alla settima generazione, la SL resta ambasciatrice di un mondo in cui la Stella a tre punte è un traguardo, non un capriccio.

La genesi del mito. Capostipite della dinastia è la 300 SL W198, strettamente imparentata con la Mercedes-Benz 300 SL W194 del 1952: la prima auto da corsa sviluppata dal Marchio tedesco dopo la Guerra. L'auto si rivelò formidabile, conquistando la seconda e la quarta piazza nella Mille Miglia del 1952, la prima posizione al Gran Prix di Berna, due vittorie alla 24 ore di Le Mans e altre quattro al Gran Premio del Nürburgring nella Categoria Sport. Ma, a consacrare la SL nell’albo d’oro del motorsport fu, infine, la doppietta (1° e 2° posto) nella massacrante Carrera Panamericana, in Messico, nonostante l'incidente che coinvolse l’equipaggio vincitore, Kling-Klenk, e uno sventurato avvoltoio...
Il debutto stradale del modello si ebbe nel 1954, con la 300 SL “Gullwing”. Questa spettacolare coupé mantenne le caratteristiche portiere ad ali di gabbiano del modello da corsa: una scelta obbligata per non compromettere l’equilibrio del suo telaio tubolare. Al netto dello stile, tutto curve e rotondità mozzafiato, la 300 SL fu un’auto rivoluzionaria anche sotto il punto di vista tecnico. Il suo tre litri da 215 CV, il primo ad adottare l’iniezione diretta, le consentiva (in base alla rapportatura del cambio) di toccare velocità nell’ordine dei 260 km/h. Un dato incredibile per un’auto di produzione del dopoguerra. Tanto bastò al gotha del giornalismo automotive per eleggerla, nel 1999, come “Auto Sportiva del Secolo”.

Hoffman ci vide lungo. Questi risultati portarono la Mercedes a guadagnare grande credito nel mondo automotive. Max Hoffman, già distributore Mercedes-Benz a New York e principale importatore di auto europee in America, convinse i vertici della Stella a realizzare la versione stradale della W 194.
Al Salone di New York del 1954, debuttarono così la Mercedes-Benz 300 SL “Gullwing” Coupé (W198) e la sorella minore, la 190 SL Roadster (R121) basata sulla meccanica della berlina media W121. La diversificazione fu una mossa azzeccata: la Gullwing conquistò il pubblico di collezionisti e gentlemen driver mentre la roadster strizzava l’occhio ai giovani viveur e alla clientela femminile più raffinata. Prestazioni e prezzo della 190 SL erano decisamente inferiori rispetto alla 300, ma il suo 1,9 litri con soli 104 CV, assicurava i 170 Km/h di velocità massima che, in quegli anni, non era trascurabile. L’intuizione di Hoffman si rivelò vincente e, in breve tempo, la Mercedes-Benz SL divenne così una delle vetture più in voga trai divi di Hollywood e gli esponenti di spicco del jet set internazionale: un’auto da sogno.

Via il cappello. Nel 1957, dopo soli tre anni di permanenza sul mercato, la Gullwing uscì di scena lasciando il posto alla Mercedes-Benz 300 SL “Roadster” (W 198 II). La nuova convertibile si rivelò più “idonea” per l’uso quotidiano, in primis per la presenza di porte convenzionali e poi, considerata la sua permanenza nelle località costiere, con la sua carrozzeria aperta rendeva sicuramente più accettabile il caldo durante la bella stagione. Specie quando, alla temperatura esterna si sommava il calore sprigionato dal poderoso motore: lo stesso tre litri sei cilindri in linea della Coupé, con potenza di 240 CV.
L’8 febbraio del 1963, dopo aver sfornato 1.858 roadster, Mercedes-Benz portava a conclusione il primo e glorioso capitolo della lunga storia della SL.

Nel segno della Pagoda. Poche settimane dopo, al Salone di Ginevra del 1963, Mercedes-Benz lanciò la 230 SL (W 113). La roadster introduceva un nuovo corso stilistico, firmato dal designer francese Paul Bracq. La rinnovata impostazione tecnica orientò l’SL verso una configurazione meno estrema rispetto alla Gullwing, con la dinamica qui ripensata nell’ottica di un maggior equilibrio tra dinamismo, prestazioni e sicurezza. Fu un dettaglio a rendere famosa quest’auto tra gli appassionati: il profilo leggermente concavo dell’hardtop, da cui derivò soprannome di "Pagoda".
Il modello apripista della seconda generazione, fu la Mercedes-Benz 230 SL equipaggiata con un sei cilindri in linea a iniezione da 2,3 litri, capace di erogare 150 CV. Nel 1966 debuttò la 250 SL, con propulsore da 2,5 litri (di pari potenza), freni a disco sulle quattro ruote e motore a sette supporti in luogo dei cinque della precedente 230. Dal 1968 fu invece la 280 SL a conquistare le preferenze della clientela, specialmente Oltreoceano. Si stima che, nei tre anni di produzione, la sola 280 SL da 170 CV riuscì ad equiparare le vendite raggiunte dalle altre due motorizzazioni nell’arco dei cinque anni precedenti.

Panzerwagen. Nel 1971 debuttava la seconda generazione delle “Pagoda”. La terza iterazione della famiglia SL venne indicata con la sigla R 107 e, per la prima volta nella storia del modello, la roadster adottò un motore V8. La Mercedes-Benz 350 SL con il suo 3,5 litri da 200 CV poteva accelerare da 0 a 100 all’ora in 9 secondi. Progettata in funzione della sicurezza, la R107 si distinse per un fascino misurato, dove il prestigio andava di pari passo alla robustezza e all’ergonomia. Ciò le consentì di conquistare le quote principali nel segmento delle convertibili di lusso. La R107 si confermò ben presto come un modello di grande successo, al punto da rimanere a listino per 18 anni, in cui si sono succedute diverse motorizzazioni a sei cilindri (280 e 300 SL) e V8 (350, 380, 420, 500 e 560 SL). Trovò la sua terra d’adozione negli Stati Uniti, che ne assorbì oltre metà della fortunata produzione, conclusa nel 1989 con 237.287 esemplari all’attivo.

La Stella al suo zenit. Per molti appassionati di automobili, Mercedes-Benz raggiunse il suo zenit con la Serie R129: un’auto in grado di coniugare il gusto dello stile Sacco, cesellato sull’altare della proporzione, alle più moderne tecnologie disponibili al momento.
La quarta generazione della Mercedes-Benz SL venne presentata al Salone di Ginevra del 1989, dove incantava il pubblico e la stampa con una capote in tela dall’apertura completamente automatica, un rollbar di sicurezza (anche questo elettroattuato) e, in anteprima, i tergicristalli con sensore pioggia. Insieme alla nuova granturismo “500 SL” debuttava anche un nuovo e avanzatissimo motore cinque litri V8 con doppio albero a camme in testa e 32 valvole. Inoltre, la R129 fu la prima SL disponibile con motori V12 e a vestire, ufficialmente, la denominazione AMG. Con queste prerogative, la Mercedes-Benz SL entrava a pieno titolo nell’Empireo delle supercar.

La Roadster del Terzo Millennio. La Mercedes-Benz SL del 21° secolo venne svelata nell’autunno del 2001 al Salone di Francoforte. La quinta discendente della famiglia SL, indicata internamente come “R230” è stata l’ultima ad essere sviluppata sotto la “reggenza” di Bruno Sacco al Centro Stile Mercedes-Benz.
Questa serie segnava uno spartiacque col passato, in quanto faceva a meno del canonico tetto in tela, in favore di un hardtop ripiegabile (in soli 16 scondi) realizzato sulla falsariga di quello introdotto sulla Mercedes-Benz SLK nel 1996. A fronte di un corredo tecnologico chilometrico (dal freno a controllo elettronico "By-wire" alle sospensioni attive "Active Body Control", oltre ai sedili attivi e accessori scontati come il navigatore satellitare e i sensori di parcheggio), la R230 rinunciava definitivamente ai posti di fortuna della seconda fila, opzionali, venendo meno ad una tradizione che ha accompagnato i modelli SL sin dalla W113 Pagoda. La quinta generazione della SL trovò la sua massima evoluzione nella spettacolare SL65 AMG Black Series del 2008, un’arma balistica spinta da un motore V12 in grado di erogare 671 CV e oltre 1.000 Nm di coppia massima ed accelerare da 0 a 100 all’ora in soli 4 secondi.

Sport ma senza impegno.
Per celebrare il 60° anniversario della Mercedes-Benz SL, nel gennaio 2012, Mercedes-Benz ha presentato la sesta generazione della sua roadster di punta al Naias di Detroit (North American International Auto Show).
La riduzione delle masse era una delle task prioritarie del progetto R231, per questo il peso della sua scocca è stato contenuto in poco più di 250 Kg. Tuttavia, anche in questo caso, il comfort ha giocato un ruolo preminente sulla sportività: la R231 era il paradigma di quell’opulenza già avviata con la R230. Guidatore e passeggero potevano godere di sontuose poltrone dotate di riscaldamento, ventilazione, massaggio e getto d’aria calda nella zona cervicale. Il meglio del meglio per la guida en plein air. Come è lecito aspettarsi da una vettura di questo lignaggio, la sesta generazione della SL non è stata certo avara di prestazioni. Con potenze comprese tra i 333 e i 630 CV, la SL R231 era in grado di cavarsela in molte situazioni e divertire il guidatore, a patto di non dimenticarsi dei limiti di un’auto nata per i boulevard e le corsie di sorpasso, non per i cordoli e i tornanti.
Pochi sapranno, inoltre, che in occasione del restyling (introdotto nel 2015) è stata presentata la griglia frontale rovesciata: stilema cardine dell'attuale corso stilistico Mercedes-Benz.

Fedele alle origini.
L’ultima erede della stirpe SL è stata presentata lo scorso 28 ottobre e si chiama R232. Questo modello, attesissimo da aficionados della Stella, segna un ritorno alle origini e riporta la settima generazione della Mercedes-Benz SL sulle orme della gloriosa antenata. Ad accrescere l’aspettativa c’è un progetto a quattro mani, firmato Mercedes-AMG.
Fuori si rincorrono curve sensuali e dettagli affilati, culminanti in un frontale aggressivo e proteso verso l’asfalto. All’interno, la debuttante sfoggia una massiccia console centrale dominata dall’ampio display regolabile, dotato dell’ultimo aggiornamento dell’avanzatissimo sistema di infotainment digitale MBUX. Inoltre, considerata l’uscita di scena della sibaritica Classe S Cabriolet nell’alto di gamma Mercedes, questa nuova roadster riporta in auge la configurazione 2+2 (sebbene i posti posteriori siano a misura di bambino). Grande ritorno anche per la capote in tela, presa in prestito dall’uscente AMG GT Roadster: un ulteriore indizio sulla vocazione, dichiaratamente emozionale del modello. Primizia assoluta su una roadster della Stella, la trazione integrale 4 Matic.
Ma come si destreggerà la nuova SL tra i richiami della sportività e le seduzioni lusso? Considerata l’attenzione profusa dai tecnici Mercedes e AMG per settare la nuova piattaforma MRA II e dando un’occhiata al range di motorizzazioni con potenze (momentaneamente) comprese tra 469 e 585 CV, vien da dire che le carte in regola ci sono tutte per aspettarsi una granturismo di altissimo livello, degna di portare in dote un nome tanto importante.

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