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13 May 2020 | di Redazione Ruoteclassiche

Storie Alfa Romeo: la prima vittoria in Formula 1

Quarto appuntamento con “Storie Alfa Romeo”, alla scoperta dei modelli, dei personaggi e delle imprese che hanno contraddistinto i 110 anni dell'Alfa Romeo. Grazie al prezioso materiale fornito dall’archivio del Museo di Arese e dal Centro di Documentazione Alfa Romeo, possiamo raccontarvi la storia della leggendaria Tipo 158 “Alfetta”, protagonista assoluta del primo Gran Premio di Formula 1 a Silverstone.

Il 13 maggio di settant’anni fa prendeva il via il primo Gran Premio della storia: la più importante competizione motoristica del mondo che nella sua edizione inaugurale a Silverstone vide la vittoria di Nino Farina al volante dell’Alfa Romeo Gran Premio Tipo 158 “Alfetta”. Un successo bissato l’anno dopo da Juan Manuel Fangio con l’Alfetta Tipo 159. Quasi settant'anni sopo, il 14 luglio 2019 a Shangai è stato disputato il millesimo Gran Premio di Formula 1, un traguardo importante, lontano anni luce da quella prima corsa a Silverstone: è cambiato tutto, basti pensare che nel 1950 il casco per i piloti non era obbligatorio… le gare non erano trasmesse in TV e sul web, c‘erano schiere di tifosi appassionati ed esultanti sugli spalti mentre la radiocronaca faceva compagnia a tutti gli altri rimasti a casa. Resta invariato quello stesso affetto del pubblico, mentre assistiamo (con piacere) al ritorno di Alfa Romeo in Formula 1. Dal 2018 la Casa del Biscione è di nuovo in pista con la Sauber, mentre nel 2020, a 70 anni dall’esordio a Silverstone accompagna il team Alfa Romeo Racing Orlen. Ma adesso facciamo un salto nel passato, per scoprire la genesi e la storia delle gloriose "Alfetta" da competizione.

La Tipo 158. Nel 1938 la Tipo 158 “Alfetta” era un autentico prodigio: Gioachino Colombo mise a punto uno straordinario propulsore 8 cilindri in linea con distribuzione a doppio albero a camme in testa, carburatore a triplo corpo e un compressore monostadio. Un motore potente, performante e molto affidabile. Caratteristiche fondamentali per poter vincere… Ma non bastava, il peso del propulsore infatti era contenuto in soli 165 chili, un risultato possibile grazie all’uso di leghe leggere come l’elektron per il monoblocco e l’acciaio al nichel-cromo per l’albero motore. La Tipo 158 prevedeva anche uno schema transaxle, con il Il cambio montato al retrotreno, in blocco con il differenziale: una soluzione che garantiva minore ingombro nel cockpit e una distribuzione ottimale dei pesi sui due assi, finezza tecnica che caratterizzerà anche le Alfa Romeo stradali. L’evoluzione del progetto si arrestò con la Seconda Guerra Mondiale, riprendendo subito dopo il conflitto come vedremo tra poco. L’Alfa Romeo Tipo 158 è stata molto importante anche per lo sviluppo delle auto stradali, con alcune delle sue innovazioni tecniche affinate nel tempo e perpetuate fino ai giorni nostri.

Una fuga rocambolesca. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Alfa Romeo tornava nel mondo delle corse con le “Tipo 158”, le stesse vetture sviluppate prima del conflitto, tenute nascoste durante quegli anni drammatici. Nel 1943 Milano era occupata, rastrellamenti e sequestri erano all’ordine del giorno. Alcune Alfetta erano custodite al Portello e rischiavano di diventare bottino di guerra, perciò un gruppo di tecnici e operai dell’Alfa Romeo decise di prelevarle clandestinamente per portarle in salvo. Alcuni appassionati si offrirono di ospitare le vetture: uno di loro era il pilota Achille Castoldi, vincitore del record mondiale di velocità per barche a motore nel 1940. Il suo motoscafo montava lo stesso 8 cilindri dell’Alfa Romeo Tipo 158. Nel bel mezzo dell’azione qualcosa andò storto, una pattuglia della Wehrmacht notò i loro movimenti al Portello e chiese chiarimenti con le armi spianate... Per fortuna in quella “squadra di recupero” Alfa Romeo c’era il collaudatore svizzero Pietro Bonini che aveva vissuto per lungo tempo a Berlino: parlando in perfetto tedesco e mostrando il suo lasciapassare riuscì a non far degenerare la situazione e così i camion poterono ripartire. Le Alfa Romeo Tipo 158 vennero portate in salvo, via da Milano, divenuta troppo pericolosa. Le auto furono conservate tra officine e fattorie, alcune nascoste dietro muri, altre coperte alla meglio sotto cataste di legna. Tutti aspettavano che passasse quella terribile tempesta.

Un evento storico. Con la fine della guerra, le Alfa Romeo Tipo 158 vennero riportate finalmente a casa, al Portello, dove furono restaurate e ricondizionate per poter gareggiare. Le vittorie non si fecero attendere e tra il 1947 e il ‘48 Nino Farina trionfava al Gran Premio delle Nazioni (Ginevra), a Torino Achille Varzi vinceva al Gran Premio del Valentino mentre il conte Trossi dominava incontrastato al Gran Premio di Milano. Alfa Romeo era ancora la squadra da battere! Il 13 maggio 1950 con il British Grand Prix inizia il neonato Campionato Mondiale FIA di Formula 1: a Silverstone viene disputata la prima delle sette gare internazionali. Si tratta di una competizione sportiva nuova e di grande importanza, sia dal punto di vista agonistico che dal punto di vista storico perchè riuniva in un solo campionato Paesi che erano stati in guerra fino pochi anni prima. In questo scenario Alfa Romeo torna a brillare, i primi quattro posti della griglia di partenza sono occupati dalle Tipo 158 “Alfetta”. Giuseppe “Nino” Farina conclude in prima posizione conquistando il giro più veloce, dietro di lui seguono i compagni di squadra Luigi Fagioli e Reg Parnell. Il primo podio della storia della Formula 1 è tutto Alfa Romeo!

Nati per vincere. L’Alfa Romeo Tipo 158 era l’auto da corsa più avanzata del suo tempo: veloce, maneggevole e affidabile. Nel 1938 l’Alfetta era stata progettata per vincere. Il motore di soli 1.5 litri con compressore passava in fretta dai 185 CV ai 275 con l’adozione di un compressore a doppio stadio. Nel 1950 la potenza arrivò a ben 350 CV erogati a 8600 giri/min. Il suo rapporto peso/potenza, 2 kg/CV è un valore in linea con quello delle attuali supersportive stradali… Intanto Farina, Fangio e Fagioli componevano quella che per la stampa era “la squadra dei 3 F”, insieme sbaragliavano i piloti avversari: i tre piloti della squadra Alfa Romeo vinsero tutti i Gran Premi del campionato, salendo sul podio dodici volte e battendo per cinque volte il record del giro più veloce. Giuseppe Busso, storico progettista Alfa Romeo (collaboratore di Gioachino Colombo) dichiarò “Il problema principale era decidere quale dei nostri tre piloti avrebbe dovuto vincere la gara”. Il 3 settembre 1950, al Gran Premio di Monza l’Alfa Romeo anticipò alcune soluzioni tecniche della “Tipo 159” che avrebbe partecipato al Campionato del ‘51, Nino Farina al volante della nuova Alfetta ottiene l’ennesima vittoria: è lui il primo Campione del Mondo di Formula 1.

Ultimo incontro. L’anno successivo il campionato si fa più serrato, in pista ci sono due consanguinee italiane a darsi battaglia: Alfa Romeo e Ferrari. Il motore dell’Alfetta raggiungeva il suo zenit, con l’ultimo step evolutivo la potenza toccava quota 450 CV. La nuova Alfetta “Tipo 159” vinse in Svizzera, Belgio, Francia e Spagna, totalizzando 11 podi e stabilendo il record sul giro in tutte le sette gare del Campionato di Formula Uno del 1951. La leggenda dei “3 F” e delle vittorie Alfa Romeo conquistò anche il mondo del cinema. “Ultimo incontro” è un film ambientato tra i circuiti della F1 e le officine della Squadra Corse Alfa Romeo. Prodotto da Dino De Laurentiis e Carlo Ponti, vide come protagonisti Amedeo Nazzari e la bellissima Alida Valli; alla sceneggiatura collaborò anche il grande scrittore Alberto Moravia. Il film venne distribuito a partire dal 24 ottobre 1951, quattro giorni prima della vittoria di Juan Manuel Fangio al Gran Premio di Spagna. Sarà lui, al volante dell’Alfetta 159 a vincere il titolo di Campione di Formula 1 nel 1951. E così dopo aver conquistato i primi due titoli mondiali nella storia della Formula Uno, Alfa Romeo si ritirò imbattuta dedicandosi completamente allo sviluppo e alla produzione delle vetture di serie.

Il nostro tributo. Anche noi abbiamo voluto celebrare la storica tripletta Alfa Romeo durante il primo Gran Premio di Formula 1 dedicando la copertina del terzo numero di AutoItaliana proprio all'Alfa "Tipo 158". Un numero incentrato sui 110 anni dell'Alfa Romeo: la Tipo 158 su sfondo rosso è il nostro tributo alla vittoriosa rinascita dell'Alfa dopo la guerra e ai 70 anni della Formula 1, che nel 1950 prendeva forma nel suo primo campionato mondiale. Con le mitiche "Alfetta" Farina, Fagioli e Parnell conquistavano il podio del primo British Grand Prix, le imprese di quegli uomini straordinari hanno lasciato un segno profondo nella storia dell'Alfa Romeo e del motorsport internazionale; oggi rivivono nelle magnifiche e vibranti illustrazioni di Michele Leonello e Paolo Gomets Francescutto. Parlando di Formula 1, non ci siamo fatti mancare neanche Bernie Ecclestone! L'ex manager del "circus" F1 che si racconta senza troppi filtri parlando della sua esperienza con l'Alfa Romeo negli anni '70.

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