Auto
11 aprile 2002 | di Redazione Ruoteclassiche

OPERA PRIMA

È la numero uno, la macchina con cui Ferruccio Lamborghini esordì ufficialmente nel settore delle granturismo ad alte prestazioni: potente, veloce e bella come una Ferrari ma, nelle intenzioni del costruttore, senza quei difettucci che facevano soffrire i clienti della Casa di Maranello, come il modesto confort e la scarsa adattabilità all'uso quotidiano. La sfida maturò per l'ambizione di un uomo che nella campagna ferrarese aveva fatto fortuna fabbricando trattori, bruciatori per impianti di riscaldamento e condizionatori d'aria, ma preferiva divertirsi con le automobili.

Nelle intenzioni di Lamborghini, la "350 GT" doveva rivaleggiare per caratteristiche e prestazioni con la Ferrari "275 GTB", ma, al tempo stesso, essere più comoda e meglio utilizzabile della coupé di Maranello. Il progetto del motore fu affidato a Giotto Bizzarrini (padre della Ferrari "GTO"), mentre il telaio fu opera di Gian Paolo Dallara e il disegno della carrozzeria di Franco Scaglione. Il motore 12 cilindri a V di 3.5 litri erogava, nella prima versione, 360 CV a 8000 giri al minuto.

Il primo prototipo, chiamato "350 GTV", servì da banco di prova per metterne a punto un secondo, che rispondesse meglio alle esigenze di un pubblico elitario cui si voleva offrire, oltre alle emozioni della guida veloce, anche classe, affidabilità e un certo confort. Addomesticando un po' il motore, si persero 80 CV, ma si guadagnò in dolcezza e docilità di funzionamento. La carrozzeria a due posti, troppo esasperata, venne rielaborata dalla Touring, che ne smussò gli spigoli, ridisegnò il frontale, alzò leggermente il tetto, allungò il passo di una decina di centimetri e sostituì i fari a scomparsa con gruppi ottici ovali fissi, simili a quelli della Ford "Taunus".

La "350 GT" in veste definitiva fu presentata al Salone di Ginevra del 1964. Per la fine dell'anno ne furono consegnati tredici esemplari: costavano, su strada, 5.940.000 lire, più o meno come la Ferrari "275 GTB" (sei milioni) e un po' più della Iso Rivolta "GT 300" (cinque milioni e mezzo). Il prezzo era comunque nettamente inferiore al costo di produzione. Un "passivo" che Ferruccio Lamborghini, da imprenditore lungimirante qual era, accettò senza scomporsi, sicuro che un piccolo sacrificio alla logica del profitto gli avrebbe permesso di acquisire clienti e di gettare le basi di un'attività più solida in futuro. Previsione azzeccata.

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